domenica 22 novembre 2009

Curia e Comune, scintille sui gay

La Repubblica - Bologna, 22 nov 09

Duro attacco del vescovo: "A quel festival non bisognava dare fondi". La replica del sindaco: "Non decidiamo su base ideologica". "Che vergogna finanziare Gender Bender". "Noi non censuriamo"

«Gender Bender? Una vergogna per chi l´ha pensato e finanziato». Sulla rassegna del Cassero si consuma il primo confronto diretto tra Curia e Comune. Da una parte monsignor Ernesto Vecchi, che attacca il festival del Cassero e chi gli concede risorse, tra cui Palazzo D´Accursio. Dall´altra il sindaco Flavio Delbono, che replica: «Noi non censuriamo su basi ideologiche le manifestazioni culturali».
Non è proprio andata giù, alla Curia di via Altabella, quella rassegna all´insegna del "Corpus Domina". Lo aveva messo nero su bianco Avvenire, nell´editoriale pubblicato su Bologna Sette l´8 novembre, in cui si aizzava la rivolta contro chi spende denaro pubblico per «offendere il sentimento religioso dei bolognesi». E ieri Monsignor Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare della Curia, ha ribadito il concetto. Intervenendo al XIX Convegno delle Caritas parrocchiali, il numero due di Via Altabella ha attaccato Facebook - «anche lì c´è Satana» - e ha definito Gender Bender «una vergogna titolata in modo blasfemo». Una vergogna soprattutto averlo finanziato, a scapito «delle scuole» - la Curia ha chiesto un aumento delle risorse per le materne cattoliche - e «delle esperienze caritative che molte volte vengono ignorate dagli elenchi contributivi. In compenso si danno soldi a "cosine" un po´ meno importanti come il Gender Bender».
Fischiano le orecchie al Comune, che a quella rassegna ha concesso un finanziamento di undicimila euro. Una scelta che Delbono ha difeso in nome del «pluralismo delle manifestazioni culturali» su Repubblica l´11 dicembre. Anche se, ha poi ammesso a E´tv (l´emittente di proprietà della Curia), la rassegna ha avuto un finanziamento «di cui io non sapevo nulla». Ieri, di fronte alle parole dirette di Vecchi, il primo cittadino è tornato sulla vicenda, stavolta con una replica piccata: «Le iniziative culturali sono per loro natura pluraliste, e decidere di finanziarle solo su base ideologica sarebbe una censura. E questo non è certo compito del Comune».